Blockchain: tutte le cose che non serve sapere

Da due anni la Blockchain è un tema fortemente trattato e analizzato in tutte le sue sfaccettature. Se ne parla ovunque sui giornali, nei dibattiti, negli eventi pubblici. In realtà un vero e proprio mercato non è ancora partito. A parte qualche eccezione la gran parte dei progetti avviati sono per lo più legati a realtà in fase di start up.

A livello mondiale, come risulta dall’ Osservatorio Blockchain  del Politecnico di Milano nel 2018 i Proof of Concept sono stati 90 a cui si sommano 46 progetti operativi. Si tratta di numeri ancora piccoli. Ciò nonostante il popolo della Blockchain è in gran fermento. Nell’ecosistema si sono già distinti i “guru” della Blockchain; ma quando si sentono parlare la sensazione che si avverte è che i primi a voler convincere siano loro stessi. La Blockchain è una novità non ancora del tutto conosciuta ma che va molto di moda. Si possono già individuare le tre cose che vengono diffuse ma che non servono molto alle imprese.

La prima riguarda la parte tecnica. La gran parte delle volte si spiega come funziona la Blockchain ma raramente si dice a cosa serve. Per la nuova tecnologia si trova paradossalmente più facile concentrare l’attenzione sui virtuosismi tecnici piuttosto che volgere lo sguardo agli usi concreti nel mondo reale.

La seconda è l’impostazione ideologica della questione. Nel caso della Blockchain l’elemento chiave riguarda una delle caratteristiche di questa tecnologia ossia quella legata all’assenza di organismi centrali. Da questo aspetto immaginario si sviluppano lunghi dibattiti su una società completamente “democratica” in cui non c’è più alcuna autorità centralizzata a gestire le regole.

La terza cosa che si dice attiene alle eccessive aspettative sulla tecnologia che portano talvolta a chiedere alla Blockchain anche compiti che non può fare. Il fatto che la Blockchain abbia la capacità di automatizzare i processi senza alcun intervento umano non vuol dire che si possa fare a meno del supporto delle persone nella gestione e nei controlli.

Per riportare il tema nella sua concretezza e renderlo utile per un imprenditore che vuole avvicinarsi gradualmente, conviene adottare un approccio progressivo. Le imprese possono avvicinarsi alla Blockchain con progetti pilota che siano in grado di dare un reale valore aggiunto. In questo caso la cosa utile da sapere è che non si tratta di applicazioni sulle criptovalute ma di processi gestionali.  Dai dati del Politecnico di Milano, si può osservare come il peso del campo di applicazione delle criptovalute che ha monopolizzato la Blockchain si va riducendo, per lasciare il posto ad altri settori come la logistica, l’agrifood, il mondo dei media, il settore sanitario e quello assicurativo. Con un approccio graduale ed un primo progetto pilota sulla propria organizzazione interna ed inizialmente concentrato su processi “non core”, una azienda può raggiungere dei risultati utili e immediati: Integrare in modo adeguato la tecnologia Blockchain nel proprio sistema informativo; Testare il sistema dei controlli, l’apparato di sicurezza delle informazioni e la vulnerabilità rispetto agli attacchi esterni e alle violazioni; Misurare nella pratica giornaliera l’efficienza della soluzione Blockchain nella propria organizzazione e Verificarne la reale utilità. Già dopo alcuni mesi di test un’impresa può passare ad un upgrade adottando soluzioni Blockchain verso l’esterno, verso i clienti, i fornitori e implementare specifiche applicazioni nelle procedure transazionali. Questo è il modo con cui la Blockchain entrerà nella vita di tutti i giorni dalla tracciabilità dei rifiuti che ogni cittadino produrrà e su cui pagherà le tasse effettive al consumo reale di energia elettrica.